Un saluto e un ringraziamento
Oggi 31 agosto 2026 è il mio ultimo giorno di servizio allo Stefani Bentegodi. Sono passati otto anni da quando sono approdato in questa scuola così sfidante e complessa. Otto anni che ho cercato di vivere con intensità, mettendoci tutto quello che potevo in termini di impegno, tendendo a creare un ambiente dove potesse accadere quell’inestimabile evento umano e sociale che chiamiamo “fare scuola”.
I miei limiti e le condizioni oggettive non sempre hanno consentito di raggiungere i risultati sperati, ma credo che abbiamo fatto assieme un bel cammino i cui segni positivi si sono manifestati nel tempo. Ciò che di positivo è stato raggiunto non è però frutto del mio lavoro inteso come opera solo mia; al contrario, è frutto di un lavoro comune nel quale sono confluiti gli apporti di tante persone, docenti, personale ATA, studenti e genitori, persone davvero notevoli che ho avuto la fortuna di incontrare e con cui ho collaborato. Non è qui possibile fare un elenco, ma sono davvero tante, a dimostrazione che la scuola è una comunità educante che funziona solo quando il singolo si sente parte di essa e lavora per essa.
Ciò è ancor più vero per una scuola come lo Stefani Bentegodi, così diversificata e diffusa sul territorio, ricca di tante specificità e peculiarità. Di essa ho colto – per così dire – due anime. La prima, preponderante per storia e dimensioni, è quella generata dall’istruzione agraria, con una tradizione e una identità forti, assai affascinante, chiamata nello stesso tempo a rinnovarsi per non perdere il treno del futuro, nel quale le sfide ambientali saranno gigantesche. La seconda, più contenuta ma in crescita, è quella che nasce dall’istruzione sociosanitaria, nella quale è centrale la persona con le sue fragilità.
Mi è piaciuto pensare in questi anni che cura dell’ambiente e cura della persona siano le anime dello Stefani Bentegodi, anime tutt’altro che lontane, nonostante le apparenze, bensì due facce della stessa medaglia, la medaglia della cura della realtà come tale.
Se posso lasciare un messaggio, vorrei invitare a coltivare questa cura cominciando dall’interno della scuola stessa, vale a dire dai suoi ambienti e dalle relazioni tra chi in essa vive. Vorrei anche invitare a mantenere e sviluppare uno stile fatto di collaborazione e di consapevolezza di essere tutti e ciascuno parte di una grande opera comune, ciascuno col suo ruolo e senza confusioni, un po’ come le molteplici figure di lavoratori che hanno costruito le grandi cattedrali della nostra Europa. Sono convinto che senza questo approccio una scuola come lo Stefani Bentegodi non potrebbe andare avanti. Io credo di aver dato un contributo in tal senso – non spetta a me dire se e quanto efficace – o per lo meno ci ho provato. E che ora per me vada bene iniziare un altro percorso professionale.
Devo quindi ringraziare tutti coloro che in questi anni si sono sentiti parte di questa impresa. Di nuovo, non posso stendere qui l’elenco, che sarebbe davvero troppo lungo; dico solo che esso comincia da coloro con cui ho lavorato pressoché quotidianamente.
Voglio solo ricordare e ringraziare gli alunni e le alunne più fragili. Solo incrociare i loro sguardo o ricevere il loro saluto dava la giusta dimensione a tutti gli altri problemi e mi spingeva a ricordare lo scopo per cui esiste il nostro lavoro di gente di scuola.
Auguro a tutta la comunità dello Stefani Bentegodi ogni bene per il futuro.
E auguro buon lavoro alla nuova dirigente dott.ssa Caterina Merola.
Un caro saluto a tutti e a tutte
L’ex dirigente Scolastico
Prof. Francesco Rossignoli
